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Dal cuore di Tamanrasset, nel sud dell'Algeria, gli Imarhan trascendono la tradizione tuareg, fondendo sintetizzatori ipnotici con il blues del deserto. Il risultato è un'opera senza tempo, profondamente rispettosa delle proprie radici ma al tempo stesso vibrante, con una commovente sensazione di modernità. Essam è il quarto album della band ed è stato registrato con la stessa formazione di base di sempre, ma con un cambiamento significativo nel suono e nell'approccio - che rompe con il già classico blues del deserto trainato dalla chitarra e influenzato dall'eredità dei Tinariwen - per addentrarsi in qualcosa di più aperto, moderno e sperimentale. Per la prima volta, il loro storico fonico, Maxime Kosinetz, assume il ruolo di produttore. Ha viaggiato a Tamanrasset con Emile Papandreou (del duo francese UTO), un polistrumentista che ha introdotto elementi elettronici campionando strumenti dal vivo e rielaborandoli in tempo reale con un sintetizzatore modulare, trasformando con sottigliezza l'identità sonora della band. L'album che ne risulta è intriso del ritmo stesso del suo ambiente. I suoni di amici che applaudono, voci che risuonano e una palpabile sensazione di spazio condiviso culminano in una potente dichiarazione di identità ed evoluzione artistica.
