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Nei suoi quartetti per archi scritti sull'orlo della morte, Schubert raggiunge uno stato di visione quasi estatica. Qui la sua musica oscilla tra agonia ed estasi, e vasti paesaggi mutevoli di suono e colore parlano di un compositore che intravede l'eternità. Siamo lieti di avere con noi **12 Ensemble**, una delle orchestre d'archi più eccezionali d'Europa, in questo doppio appuntamento unico. Il primo appuntamento, *Schubert Schubert (Death and the Maiden)*, presenta il loro magnifico e radicale arrangiamento per orchestra d'archi completa del *Quartetto per archi n. 14 in re minore* (1824): qui l'euforia emerge non nonostante l'intensità della musica, ma proprio grazie ad essa; contrasti netti affinano l'esperienza dell'ascolto fino a uno stato di chiarezza quasi insopportabile. Il concerto a tarda sera *Schubert Schubert (PARTYSZENEN)* presenta il suo ultimo *Quartetto per archi n. 15 in sol maggiore* (1826), realizzato nella strumentazione originale dai solisti principali del 12 Ensemble. Qui la chiarezza si dissolve in qualcosa di espansivo e instabile: un paesaggio mutevole e volatile in cui l'euforia è fugace e precaria... ondate che sembrano al tempo stesso sconfinate e sul punto di crollare. Sarà preceduto da *PARTYSZENEN*, una nuova opera della compositrice **Isabella Gellis**, che offre un'invocazione contemporanea di 'una serena illusione', scritta pensando a Schubert.
