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**“LA BANALITÀ DEL BENE”** **DODICESIMO SPETTACOLO DI FILIPPO GIARDINA** **Quando la violenza affascina più della pace e la dittatura seduce più della democrazia, la gente soffre, ma il comico ride, perché sa che nel dramma risiede la radice più profonda dell’umorismo.** **Una popolazione occidentale, prigioniera di mondi e intelligenze virtuali, si appresta a vivere una fase cruciale per il futuro della civiltà con l’atteggiamento capriccioso e infantile di un bambino sciocco.** **L’idea di comunità ha lasciato il posto a un patetico individualismo che, per mascherare la propria solitudine, si riempie la bocca del primo ideale a buon mercato pur di poter gridare al mondo di esistere e di stare dalla parte dei giusti.** **Nel frattempo c’è la guerra, ma le persone sono troppo concentrate su se stesse per pensare a soluzioni.** **Il pragmatismo viene preso per cinismo e la nostra civiltà si avvia a estinguersi con l’arroganza tronfia di chi sa che due più due fa quattro e lo ripete a ogni occasione per sentirsi intelligente.** **Tutto questo è la banalità del bene: un viaggio paradossale in un mondo che sta vivendo una situazione talmente tragica da rendere impossibile non riderne.** **Per i temi trattati e il linguaggio utilizzato lo spettacolo è vietato ai minori di 16 anni.**